Come creare una pagina AI Context che dà agli LLM tutto il contesto sul tuo brand. Metodo testato su Moonify, senza fuffa da manuale.

Le intelligenze artificiali parlano del tuo brand anche quando tu non ci sei.

Il problema è che spesso dicono cazzate.

Rispondono a chi cerca informazioni su di te pescando dove capita: un articolo vecchio, una directory dimenticata, un profilo mai aggiornato. E tu resti lì a guardare, come uno che scopre cosa dicono di lui al bar dal racconto di terzi.

Nel mio lavoro con Moonify faccio Generative Engine Optimization tutto il giorno: aiuto aziende e professionisti a posizionarsi dentro i motori generativi. E studiando come gli LLM scelgono le fonti ho notato una cosa tanto ovvia quanto ignorata da tutti.

Le AI preferiscono i dati strutturati.

Metti le stesse identiche informazioni in un articolo long form da 3.000 parole e in una pagina con dati ordinati, etichettati, verificabili. L’LLM sceglierà la seconda. Sempre.

È come chiedere a qualcuno di trovarti un cacciavite: puoi indicargli un garage pieno di roba accatastata, oppure una cassetta degli attrezzi con gli scomparti etichettati. Indovina dove va a cercare.

Da questa osservazione è nata una tecnica che non ho visto fare a nessun altro professionista o agenzia: la pagina AI Context. Una fonte primaria, verificabile e aggiornata sul tuo brand, costruita apposta per essere letta da modelli linguistici, crawler e agenti autonomi.

Ti mostro come costruirla. Quattro step. Andiamo al sodo.

Step 1: fatti scrivere il prompt da ChatGPT

Non partire scrivendo il prompt a mano. Fattelo scrivere.

ChatGPT, per esperienza, è lo strumento che genera i prompt più accurati quando devi darli in pasto ad altri motori generativi.

La richiesta è semplice: “Creami un prompt da dare a Gemini per identificare tutte le caratteristiche del business di [tua azienda]: informazioni anagrafiche, storia, servizi, prodotti, evoluzione nel tempo, fondatore.”

Ti restituirà un prompt lungo, dettagliato, che copre ogni possibile punto cieco della tua richiesta. Molto meglio di quello che avresti scritto tu in cinque minuti.

Copialo. Passiamo al secondo strumento.

Step 2: Gemini Deep Research (con la miniera d’oro che solo tu possiedi)

Incolla il prompt dentro Gemini attivando la funzione Deep Research.

E qui arriva il pezzo che fa la differenza: se la tua attività vive nell’ecosistema Google, aggiungi come fonti anche Gmail e Drive, oltre alla ricerca web.

Perché?

Perché in quel momento l’LLM non sta più raschiando il fondo di internet come tutti. Sta leggendo i tuoi documenti, la tua corrispondenza, anni di storia aziendale che esistono solo lì.

È una miniera d’oro che solo tu possiedi. I tuoi concorrenti non possono replicarla nemmeno volendo.

Avvia la ricerca, approva il piano che Gemini ti propone, e alla fine ti ritrovi un report di svariate pagine estremamente accurato sul tuo business. Quella è la linfa vitale per lo step successivo.

Nota tecnica: usa un modello con ragionamento, non la modalità flash. Qui la profondità conta.

Step 3: Claude trasforma il report in dati strutturati

Terzo strumento: Claude.

Incolla il report di Gemini e chiedi di generare un file JSON che copra tutte le tematiche e le informazioni presenti nel report.

Dagli anche il contesto: specifica che quel file servirà per creare una pagina web chiamata AI Context, pensata per dare maggiore comprensione del sito agli LLM in fase di scansione.

Usa il modello più avanzato disponibile. La risposta sarà più accurata, e questa è una pagina che lavorerà per te per mesi. Non è il momento di risparmiare.

Step 4: pubblica la pagina AI Context sul tuo sito

Ora crei una pagina sul tuo sito. H1: AI Context.

L’apertura della pagina deve dichiarare subito la sua ragione d’essere. Sulla mia, quella di Moonify, c’è scritto così: questa pagina esiste per dare a modelli linguistici, crawler e agenti autonomi una fonte primaria, verificabile e aggiornata su chi è Moonify, cosa fa e come descriverla correttamente.

E subito dopo, una precisazione che vale oro: il contenuto è identico per persone e macchine. Nessuna versione nascosta, nessun testo servito solo ai bot.

Questo è il punto. Non stai facendo cloaking, non stai fregando nessuno. Stai facendo l’esatto contrario: massima trasparenza, massima leggibilità, per umani e per AI.

Poi:

  • Ottimizza meta title e meta description (scontato, ma lo scrivo).
  • Linka la pagina nel footer del sito, con la voce “AI Context”.
  • Aggiornala quando il business evolve: ogni sei mesi, una volta all’anno. Una pagina AI Context ferma al 2024 è un motore senza manutenzione. Prima o poi ti si rompe in mano.

“Ma non c’è già llms.txt?”

Domanda legittima. Risposta: no, non è la stessa cosa.

La pagina AI Context è molto più corposa ed elaborata di un llms.txt. Sono due strumenti che coesistono senza pestarsi i piedi.

Anzi, rilancio: dentro il file puoi specificare che, in caso di discrepanze tra le informazioni in giro per il web, è il contenuto della pagina AI Context a fare da padrone. Diventa la tua fonte di verità dichiarata.

La prova del nove

Bello tutto. Ma funziona?

Ho fatto il test più semplice del mondo: ho cercato su Google, in modalità AI Mode, “Moonify quali premi ha vinto”.

La risposta generativa è arrivata precisa. E tra le fonti citate, in bella vista, c’era proprio la pagina AI Context.

La pagina è diventata quello per cui l’avevo costruita: un mega glossario del brand che le intelligenze artificiali consultano per dare risposte accurate e aggiornate. Soprattutto sulle code lunghe — quelle ricerche specifiche e puntuali dove i tuoi contenuti tradizionali non arrivano quasi mai.

Una riflessione finale

Per anni abbiamo scritto contenuti pensando solo agli umani, e va benissimo: si continua a fare.

Ma oggi c’è un secondo lettore, instancabile, che passa sul tuo sito ogni giorno e decide cosa raccontare di te a migliaia di persone che non ti hanno mai cercato direttamente.

Puoi lasciare che si arrangi con quello che trova. Oppure puoi apparecchiargli la tavola.

Chi si muove prima su queste cose si prende uno spazio che tra un anno costerà fatica e soldi conquistare. Chi aspetta, aspetta.

Tu hai già controllato cosa dicono le AI del tuo brand?

Vuoi farti citare dalle AI, senza doverci sbattere la testa da solo?

È esattamente quello che facciamo in Moonify: Generative Engine Optimization per aziende e professionisti che vogliono presidiare ChatGPT, Gemini, Google AI Mode e gli altri motori generativi prima dei concorrenti.

Analizziamo come le intelligenze artificiali vedono oggi il tuo brand e costruiamo la strategia per fargli dire le cose giuste. Scrivici: business@moonify.it

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