Scegliere un’agenzia di Generative Engine Optimization non è esattamente come scegliere un’agenzia SEO. La GEO è una disciplina ancora giovane e, come spesso accade quando nasce un nuovo mercato, la distanza tra chi ha sviluppato competenze reali e chi ha semplicemente fiutato un’opportunità commerciale può essere piuttosto ampia.
Per ogni professionista che sta studiando seriamente come funzionano ChatGPT, Gemini, Perplexity e gli altri motori generativi, c’è qualcuno che ha scoperto la GEO ieri mattina e oggi vende “AI visibility”.
Il problema, quindi, non è trovare un’agenzia che dica di fare GEO. Il problema è capire se sappia davvero farla.
Io guarderei soprattutto cinque aspetti.
Agenzia GEO: Come scegliere quella giusta
1. La competenza tecnica vera, non il teatrino dei prompt
La GEO non consiste nel chiedere a ChatGPT come far comparire un brand nelle sue risposte e poi aspettare che accada qualcosa. I prompt possono essere uno strumento di analisi, ma non rappresentano una strategia.
Un’agenzia GEO competente dovrebbe conoscere almeno i principali meccanismi attraverso cui i sistemi AI recuperano, interpretano e utilizzano le informazioni presenti sul web. Tra questi c’è, per esempio, il RAG, ovvero il Retrieval-Augmented Generation, attraverso cui un sistema recupera informazioni da fonti esterne prima di costruire una risposta.
C’è poi tutto il tema dell’Entity Building. Un’azienda non dovrebbe essere semplicemente una sequenza di pagine pubblicate sul proprio sito, ma un’entità riconoscibile e coerente: nome, prodotti, servizi, persone, categorie e informazioni aziendali devono costruire una rappresentazione consistente del brand.
Anche i dati strutturati possono avere un ruolo in questo processo. Non perché aggiungere uno schema JSON-LD trasformi magicamente un’azienda in un’autorità del proprio settore, ma perché fornire ai sistemi informazioni strutturate sulle entità e sulle relazioni presenti in una pagina può facilitare la comprensione del contenuto.
Per questo, quando un’agenzia parla di GEO esclusivamente in termini di prompt e ChatGPT, io inizierei a farmi qualche domanda.
2. Non chiedere se ti faranno comparire su ChatGPT. Chiedi come misureranno il risultato
“Essere presenti nell’AI” è un’espressione talmente generica da poter significare praticamente qualsiasi cosa.
Una strategia GEO seria deve invece partire da un sistema di misurazione. Bisogna sapere quali query vengono monitorate, quali piattaforme vengono considerate e quali indicatori vengono utilizzati per valutare l’evoluzione della presenza del brand.
Si può lavorare, per esempio, sul Citation Rate, cioè sulla frequenza con cui un brand o un dominio viene citato nelle risposte generate. Oppure sul Share of Voice, per capire quanto spesso il brand compare rispetto ai competitor all’interno di un determinato insieme di query.
Anche il Sentiment può essere rilevante: non basta essere nominati, bisogna capire come il sistema parla dell’azienda, dei suoi prodotti o dei suoi servizi. E poi c’è la Platform Coverage, perché la presenza su ChatGPT non equivale necessariamente a quella su Perplexity, Gemini, Google AI Overviews, Copilot o Claude.
La cosa importante, però, non è il nome della metrica. È la precisione con cui l’agenzia riesce a definire il problema.
Dire “abbiamo aumentato del 300% la tua AI visibility” dice molto poco se non sappiamo da dove si partiva, su quali query è stato misurato il dato, con quale metodologia e rispetto a quali competitor.
Dire invece che su un insieme definito di query commerciali il brand è passato dal 7% al 19% di Share of Voice, con un determinato incremento delle citazioni e una variazione della posizione rispetto ai concorrenti, permette finalmente di discutere di un risultato concreto.
3. Se lavora soltanto sul tuo sito, qualcosa non torna
Questo è probabilmente uno degli aspetti che distinguerebbe più rapidamente un approccio GEO da una semplice SEO con una nuova etichetta.
I motori generativi non costruiscono necessariamente le proprie risposte leggendo soltanto il sito dell’azienda. Le informazioni utilizzate possono provenire da fonti molto diverse: articoli editoriali, pubblicazioni di settore, forum, Reddit, Quora, Wikipedia, Wikidata e altri contenuti che contribuiscono alla rappresentazione di un’entità sul web.
Per questo una strategia GEO dovrebbe avere una componente multi-source.
Pubblicare quaranta articoli sul blog aziendale non significa automaticamente diventare un’autorità agli occhi di un LLM. Se tutte le informazioni che il sistema trova su un’azienda provengono dall’azienda stessa, manca una parte importante del quadro.
Qui entrano in gioco Digital PR, brand mention e autorevolezza delle fonti. L’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero di volte in cui compare il nome di un’azienda, ma costruire nel tempo un insieme di segnali coerenti che rendano più solida la sua rappresentazione online.
È lo stesso motivo per cui diventa importante il concetto di E-E-A-T: Experience, Expertise, Authoritativeness e Trustworthiness.
La domanda che farei all’agenzia è quindi molto semplice: se domani un LLM dovesse stabilire quali sono le aziende più autorevoli in questo settore, quante prove troverebbe al di fuori del sito dell’azienda?
La risposta a questa domanda dice molto più di una presentazione commerciale sulla “AI visibility”.
4. Un’agenzia GEO deve conoscere anche la SEO
Questo potrebbe sembrare scontato, ma non lo è affatto.
Da quando si parla di GEO, è diventato abbastanza comune raccontare la SEO come una disciplina ormai superata, destinata a essere sostituita dai motori generativi. È una narrazione che funziona bene nelle presentazioni commerciali, ma che ha poco senso dal punto di vista operativo.
La SEO tecnica continua a essere una componente importante dell’ecosistema.
Crawlability, indicizzazione, architettura del sito, performance e qualità dei contenuti rimangono elementi fondamentali. Se un sito è difficile da comprendere o da scansionare, non possiamo semplicemente aspettarci che un ipotetico “crawler dell’AI” risolva il problema al posto nostro.
Per questo considero molto più sensato un approccio ibrido, in cui SEO e GEO vengono trattate come discipline complementari.
Non significa fare SEO tradizionale a prescindere o trasformare ogni progetto in un enorme piano editoriale. Significa capire quali interventi servono per migliorare contemporaneamente la presenza organica e la comprensione del brand da parte dei sistemi generativi.
La GEO, del resto, non vive in un universo separato dal resto del web. Si appoggia a un ecosistema informativo che abbiamo costruito negli ultimi vent’anni.
5. Se ti promettono risultati garantiti, alza le antenne
Arriviamo alla parte che dovrebbe far scattare immediatamente un campanello d’allarme.
Se un’agenzia ti promette il primo posto su ChatGPT in trenta giorni, io starei molto attento. Lo stesso vale per promesse come “100% citation rate” o qualsiasi altra formula che faccia sembrare il comportamento di un modello generativo completamente prevedibile e controllabile.
Non funziona così.
Le risposte possono cambiare, le fonti utilizzate possono variare, i modelli vengono aggiornati e una stessa intenzione di ricerca può essere espressa dagli utenti in modi completamente diversi. Inoltre, non esiste necessariamente una SERP tradizionale con dieci risultati ordinati da uno a dieci e un sistema di ranking che possiamo trattare come una variabile completamente sotto il nostro controllo.
Una buona agenzia GEO dovrebbe quindi essere in grado di distinguere tra ciò che può influenzare e ciò che non può garantire.
Questo non significa che la GEO sia impossibile da misurare o che qualsiasi risultato sia casuale. Significa piuttosto che il valore di un progetto sta nel metodo, nella capacità di intervenire sui segnali che possono essere influenzati, nel monitoraggio e nell’ottimizzazione continua.
È una promessa commerciale molto meno sexy del “ti porto primo su ChatGPT in 30 giorni”, ma è decisamente più credibile.
La domanda da fare prima di firmare
Se dovessi capire come scegliere un’agenzia GEO, non partirei dal case study con scritto “+300% AI visibility” e nemmeno dalla presentazione con il grafico che sale verso destra.
Chiederei di vedere come lavora concretamente.
Quali query monitora? Quali piattaforme considera? Come misura le citazioni? Come analizza le fonti utilizzate dai modelli? Quali interventi fa sul sito? Quali attività svolge al di fuori del sito? Come valuta i competitor? E soprattutto: quali risultati non può garantire?
Quest’ultima domanda, secondo me, è particolarmente importante.
Un’agenzia che conosce davvero il funzionamento dei motori generativi dovrebbe conoscere anche i limiti del proprio controllo. Dovrebbe essere in grado di dirti dove può intervenire, quali segnali può migliorare e quali variabili rimangono inevitabilmente nelle mani della piattaforma.
Chi invece promette il primo posto su ChatGPT entro trenta giorni probabilmente ha trovato un modo molto innovativo per fare SEO nel 2012.
La GEO è ancora una disciplina giovane e, proprio per questo, è anche un mercato interessante. C’è spazio per sperimentare, studiare e capire come stanno cambiando i sistemi attraverso cui le persone cercano informazioni, aziende e prodotti.
Ma ogni nuovo mercato porta con sé anche la sua dose di fuffa. È successo con la SEO, è successo con i social, è successo con il growth hacking e oggi sta succedendo con l’AI.
Per questo, quando scegli un’agenzia GEO, non cercare semplicemente qualcuno che prometta di farti comparire nelle risposte dei motori generativi. Cerca qualcuno che sappia spiegarti perché dovresti comparire, quali segnali devono cambiare per aumentare le probabilità che ciò accada e come verrà misurato il risultato.
La differenza può sembrare sottile.
In realtà è tutto il contrario.
Contattaci: business@moonify.it
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Founder & CEO di Moonify Srl e Lunocode.

